il tempo scorre fra le dita. Tra il pollice e l'indice scorre la sabbia che si accumula al fondo della pagina. La mano rappresenta una delle mudra più usate nel pranayama yoga (Jnana Mudra). Questo gesto accompagna anche la meditazione.

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Stampare i Course Records di Coursera come PDF

La programmata soppressione da parte Coursera della certificazione gratuita tramite Statement of Accomplishment è molto controversa: vedi ad es. la discussione in merito nel gruppo Coursera su LinkedIn (che pare pubblicamente visibile visto che è anche archiviata nella cache di Google).

Però rimarrà almeno la possibilità di stampare la pagina dei Course Records, cioè dei risultati ottenuti nei corsi compiuti, come PDF, come ho fatto in:

Course_Records_Coursera_WAVE.pdf

("WAVE" nel nome del file perché mi ero scordata di disattivare i simboli che aggiunge WAVE di WebAIM nelle analisi di accessibilità, ma basterebbe fare la stessa cosa senza attivare WAVE).

Certo, con Stampa come PDF, i link non funzionano più, il file è spropositamente pesante (2.4 Mb), però le sue proprietà indicano quando è stato creato, da chi e se e quando è stato modificato. In quello linkato sopra:

Autore: Claude Almansi
Data di creazione: 27 sept. 2014 10:18
Data di modifica: 27 sept. 2014 10:18

Altro problema: i Course Records di Coursera riflettono TUTTI i corsi ai quali uno si è iscritto, e il risultato può essere assai bizzarro, come nel mio caso.

In effetti, non aggiungerei mai quel PDF al mio CV online, perché alla maggior parte dei corsi elencati mi ero iscritta meno per interesse che per poter appurare l'effetto nei video delle lezioni degli errori dei sottotitoli originali forniti da Coursera ai traduttori volontari della Global Translation Community (vedi la mia rubrica per Spendere Meglio su Coursera e i volontari).

Ciononostante, per chi adopera i corsi Coursera in modo più tradizionale, forse la stampa come PDF dei Course Records potrebbe essere una possibilità da considerare?

Navigare meglio agosto 2014: Coursera e i volontari

Testo dell'articolo pubblicato su Spendere Meglio

Coursera offre ad università scelte per il loro prestigio piattaforme online che consentono di condividere corsi con migliaia – in certi casi addirittura milioni – di studenti via internet. Ci sono forum di discussioni, test, risorse per l’approfondimento e video di lezioni.

Per “internazionalizzare” la fruizione di quei video, sin dall’estate del 2012, i dirigenti di Coursera hanno lanciato diverse iniziative per la sottotitolazione in altre lingue delle lezioni video, ad opera di volontari non pagati.

La prima, da luglio 2012 a febbraio 2013, adoperava lo strumento online per la sottotitolazione collaborativa Amara: una soluzione molto comoda che consente la creazione di team per coordinare il lavoro. Con Amara, ogni modifica a un set di sottotitoli viene registrata con il nome di chi l’ha fatta, come sui wiki tipo Wikipedia, perciò l’attribuzione ai diversi autori è trasparente. Inoltre, c’è un player video dove si può controllare come appariranno i sottotitoli tradotti.

Mentre la soluzione del team su Amara funziona egregiamente per la sottotitolazione delle conferenze del Ted (Technology entertainment design), quello di Coursera era meno efficace: per mancanza di risorse d’aiuto e di feedback, e perché i sottotitoli originali da tradurre erano scadenti: suddivisi assurdamente, punteggiati a casaccio e con tanti errori di trascrizione. Perlomeno, i volontari li potevano sistemare prima di tradurre o tradurli direttamente dal video.

Poi c’è stato un secondo tentativo, dove la traduzione dei sottotitoli era affidata ad istituzioni partner di Coursera.

Infine, a fine aprile 2014, Coursera ha annunciato una terza formula che ricorre di nuovo a volontari. Però i sottotitoli originali rimangono scadenti, e siccome adesso vanno tradotti con Transifex, un’applicazione generica priva di player, non si possono più sistemare né tradurre direttamente dal video,con rischio di sfasamenti e grossi errori di contenuto.

Inoltre, le pagine Transifex di Coursera sono private, perciò le traduzioni non vengono più attribuite agli autori . E siccome adesso quei sottotitoli sono di proprietà esclusiva di Coursera, nemmeno le università le possono correggere né riadoperare. Da qui la scelta ad esempio dell’Epfl, di produrre da sé sottotitoli corretti (in francese e inglese) e di autorizzarne la traduzione informale in altre lingue.

Link utili

vedi quelli etichettati coursera_volontari.

Navigare meglio giugno 2014: La salute in una e-cartella

Testo dell'articolo pubblicato su Spendere Meglio

In Ticino, l’Ufficio del medico cantonale conduce un esperimento pilota molto importante per lo sviluppo della politica di “eHealth” (salute elettronica) in Svizzera: la Rete oncologica. Il suo sito, retisan.ch, offre informazioni chiare e ben strutturate, in particolare sulla cartella medica elettronica, che è un elemento chiave per questa rete oncologica, ma anche a livello nazionale: in effetti, a causa di una proposta di legge federale in merito, questa cartella è oggetto di altre sperimentazioni cantonali.

Mettere online una cartella del genere presenta sfide complesse. L’accesso deve essere blindato per proteggere i dati contenuti, come per l’e-banking. Ma mentre per l’e-banking basta un’identità elettronica sicura per il cliente, sono diversi gli attori che devono poter accedere ai contenuti della cartella medica: il paziente, i suoi medici e altri operatori della salute da lui consultati abitualmente, come pure i servizi d’urgenza degli ospedali in caso d’incidente. Perciò ci vuole un sistema di identificazione sicurissimo e, poiché i pazienti si spostano, anche compatibile a livello nazionale. Da qui la scelta di ricorrere a servizi esterni specializzati nell’identità elettronica, piuttosto che elaborare da capo un sistema per ogni cantone. In Svizzera, uno di questi è della Posta, scelto da Ticino, Vaud e Ginevra.

L’altra sfida è il coinvolgimento degli attori: la cartella medica informatizzata può funzionare soltanto se tutti partecipano a questo sistema di identificazione, cosa che coinvolge un grosso lavoro di informazione. Ed è lì che la sperimentazione ticinese si distingue per la saggezza, limitandosi per ora al settore oncologico, dove sia i pazienti sia i loro dottori ed altri curanti sono particolarmente aperti, per necessità, all’idea di una condivisione snella dei dati medici, e ad accettare la natura sperimentale della cartella, grazie anche un accompagnamento particolarmente attento dell’Ufficio del medico cantonale.

Un solo neo: i video informativi, fondamentali per far capire agli attori un sistema così complesso, non sono sottotitolati, il che ne esclude i pazienti sordi. Inoltre, quelli proposti dalla Posta peccano per un’impostazione di promozione commerciale rosea più che informativa ed esistono solo in francese e tedesco.

Link utili

Navigare meglio aprile 2014: Il Web sociale che vogliamo

Testo dell'articolo pubblicato su Spendere Meglio

Il 12 marzo 1989, Tim Berners-Lee lanciava il concetto del World wide web, o Www. L’internet c’era già da tempo: era stato inventato nel 1969 dai militari statunitensi per scambiarsi documenti, poi esteso alle università che lavoravano per l’esercito, in seguito anche ad altre. L’internet di allora, però, collegava soltanto server, cioè computer spesso grossi come case, dai quali si pescava il documento desiderato per trasferirlo. La novità geniale apportata dal World wide web era la possibilità di collegare anche i contenuti stessi dei documenti tramite l’uso di – appunto – collegamenti ipertestuali, o “link”, e quindi di reperire molto più facilmente l’informazione giusta.

Dopo 25 anni, il 12 marzo scorso, Tim Berners-Lee, annobilito nel frattempo a Sir Tim, ha lanciato un altro Www: WebWeWant.org, cioè il Web che vogliamo. Non è una reazione alla quantità di pattume che c’è ormai in rete, soprattutto da quando chiunque disponga di una connessione può aggiungervi le proprie cavolate. Per commemorare quei 25 anni del Web, Vigousse, il settimanale satirico romando, ne ha pubblicato un’antologia deprimente, con un commento di Sebastian Dieguez:

...In 25 anni, l’uso del Net è passato da una minoranza studiosa a una maggioranza vociferante: una litania quotidiana di scimuniti connessi che trasforma la rete in fango. Peccato. E grazie lo stesso, Tim Berners-Lee.

Si può pensare anche alla freddura del direttore d’orchestra Thomas Beecham a una violoncellista:

Signora, lei ha tra le gambe uno strumento che potrebbe dare piacere a migliaia di gente, e lei se ne sta lì seduta a grattarselo.

Ma c’è una differenza importante: un violoncello può essere suonato soltanto da una persona alla volta,mentre non c’è quasi limite al numero di utenti del Web. Allora poco importa se la maggior parte di loro vi pubblica cretinate: basta ignorarle, visto che altri, seppure costituiscano una minoranza, producono tantissime cose utili, belle e/o divertenti.

Perciò quel nuovo Www, quel “Web che vogliamo” lanciato adesso da Sir Tim, non mira a ripulire il Web da quel fango che le circonda, bensì a salvaguardarlo dai tentativi di governi e di grosse imprese di appropriarsene e dirottarlo per i propri comodi, e a proteggerne gli utenti affinché possa servire a migliorare la loro vita.

Link utile

https://webwewant.org/

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